Mediterraneo e Appennino, dialogo contemporaneo
Nel verde silenzioso della prima collina pescarese, Le Plaisir si muove su una linea sottile tra eleganza alberghiera e identità territoriale. La cucina di Achille Esposito cerca un equilibrio tra radici abruzzesi e memoria campana, con un linguaggio attuale ma leggibile. L’atmosfera è raccolta, il servizio puntuale e discreto, capace di accompagnare senza invadere. La carta dei vini privilegia etichette regionali con aperture mirate verso Sud, coerenti con l’impianto gastronomico.
Tecnica e memoria, senza forzature
L’apertura è affidata a piccoli assaggi che alternano comfort e guizzi creativi: Crocchetta di genovese di faraona e Pallotta cacio e ova con pomodoro e peperone raccontano due tradizioni con misura. Più centrato il Panettone tostato con burro e acciuga di Sicilia, giocato su dolcezza e sapidità, mentre la Neola con paté di fegatini, lampone e cipolla in agrodolce introduce un contrappunto acido ben calibrato.

Tra gli antipasti spicca la Tartare di branzino con maionese al cappero, salsa al datterino giallo e pain croustillant: pulizia esecutiva, ritmo gustativo, un piatto che vibra senza eccessi. Notevole anche Lumachine e ceci con fondo di crostacei, crostacei crudi, basilico e zest di limone di Sorrento, dove mare e terra si intrecciano con profondità e freschezza. Il Risotto Milano Abruzzo, con zafferano dell’Aquila, vincotto e polvere di liquirizia, è un esercizio di sintesi territoriale riuscito: cremoso, identitario, ben bilanciato nelle spinte aromatiche.




La Sella di agnello con tzatziki, patata e cime di rape conferma solidità tecnica, mentre il capitolo formaggi – con selezione di Gregorio Rotolo – radica il percorso nell’Appennino più autentico. Chiusura morbida e luminosa con la Namelaka al cioccolato bianco, mango e basilico.


Le Plaisir costruisce così un racconto coerente, in cui il territorio non è citazione, ma materia viva. Una cucina che guarda avanti senza dimenticare da dove parte.





